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Articolo
tratto dal
"Quotidiano della Basilicata"
del 13.09.06.
Da otto anni non viene realizzato il promesso ampliamento
dell'area produttiva.
Miglionico, zona Pip dimenticata.
Biscottificio costretto a lavorare senza strade e servizi.
MIGLIONICO. Immerso in una vegetazione di ulivi e canneti, senza
una strada, senza elettricità, acqua e allaccio fognario, nella zona PIP (Pubblici Insediamenti Produttivi) della ridente cittadina
miglionichese, “opera” un biscottificio. E’ in una zona PIP davvero
agreste dove da diversi anni il biscottificio “Centonze” cerca di
lavorare ed esportare il biscotto miglionichese. Da quando sono
stati ultimati i lavori di costruzione e messa in funzione della
struttura, in quella che doveva essere la nuova zona di ampliamento
della PIP, sono oramai passati circa 6 anni senza alcuna
realizzazione di infrastruttura da parte delle amministrazioni
vecchie e nuove, essenziali alla crescita e sviluppo. L’area, doveva
essere, sin dagli anni 90, secondo progetti già approvati, una zona
di ampliamento della Pip esistente, dalla quale la separa la vecchia
statale 7 che l’attraversa a raso. Con tre corpi separati da strade
asfaltate, servizi di illuminazione, marciapiedi e quant’altro utile
alla crescita dell’imprenditoria locale, l’area avrebbe consentito
l’ubicazione di ulteriori altre “attività”. Sette lotti da 500
mq a
formare il primo corpo e almeno altri 13 lotti da 1000 mq suddivisi
nei rimanenti due corpi
dovevano essere il fiore all’occhiello di
una Miglionico che cresce e lavora. Ed invece dopo l’assegnazione
avvenuta nel ‘98, al biscottificio, di tre dei lotti da 1000 mq sui
quali insiste oggi l’opificio, i motori delle locali amministrazioni
si sono fermati e con essi la crescita dell’area e dell’azienda.
“Nel 2001, in attesa di veder realizzate le infrastrutture mancanti
ed ipotizzando tempi brevi per la loro realizzazione, avevo iniziato
ad operare in condizioni precarie- specifica il titolare del
biscottificio Centonze. “Il noleggio di un gruppo elettrogeno mi
aveva consentito di mettere in moto i macchinari; con cisterne sono
andato avanti per trasportare l’acqua necessaria alle nostre
produzioni fino all’allaccio, autonomo, alla rete idrica. Per le
strade di accesso all’area è stato sempre un calvario. Grazie ad
esse, diverse grosse commesse, sono andate in fumo per
l’impossibilità di raggiungere l’opificio da parte di grossi mezzi
per il trasporto. Dopo ogni temporale poi, erano e sono ancora oggi,
guai, con l’unica stradina sterrata di accesso che diventa
impraticabile e da risistemare. Dalla polvere si passa al fango!”
Sono passati oltre 5 anni da quando la sua attività ha aperto, se
così si può dire, i battenti e attende le varie infrastrutture.
Nell’attesa i suoi noleggi si sono tramutati da temporanei a biblici
ed i costi da sopportare son diventati sempre maggiori.
Amministrazioni bianche si sono succedute a quelle rosse ma la zona
Pip2 è rimasta tale e quale. Il colore, quest’area non lo ha
cambiato: è rimasto sempre verde ed al verde sono anche le famiglie
miglionichesi che hanno meno possibilità di trovare lavoro indigeno.
Questa la rabbia “apolitica” mista ad impotenza dell’imprenditore.
Quando la zona Pip potrà consentirgli di poter lavorare in
condizioni accettabili senza che gli automezzi continuino ad
infangarsi per l’angusta stradina sterrata?
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